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MUTISMO SELETTIVO
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Dr. Walter La Gatta |
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Ci sono bambini che a casa presentano un
comportamento normale, tipico dell'infanzia: sono allegri e
chiacchieroni, scherzano, giocano, parlano con tutti. A scuola diventano
invece silenziosi, non parlano con nessuno, non giocano con gli altri.
Questa condizione, molto vicina alla fobia sociale, si chiama "mutismo
selettivo" o "mutismo elettivo".
Chiariamo anzitutto il perché di questo termine doppio. Il primo ad
identificare il disturbo fu Adolf Kussmaul, nel 1877, il quale lo definì
“aphasia voluntaria”, per intendere il comportamento di pazienti che
deliberatamente decidevano di non parlare e dunque apparivano come muti.
Nel 1934, Martin Tramer definì questo comportamento “mutismo elettivo”,
in quanto il mutismo si verificava specificamente in determinati
contesti e con determinate persone, come se questi fossero stati in
qualche modo eletti, determinati dal paziente, con un atto di volontà.
Infine, il termine fu modificato in “mutismo selettivo” nel DSM IV, in
quanto si è voluto rafforzare il concetto che non sono i pazienti a
scegliere dove e con chi parlare, ma essi sono vittime della loro
incapacità di parlare, in determinati contesti e con determinate
persone.
Per poter parlare di 'mutismo selettivo' devono essere osservabili le
seguenti condizioni:
1. Il bambino non riesce a parlare in specifiche situazioni sociali
(dove ci si aspetta che lui/lei parli, come ad esempio a scuola), ma
parla perfettamente in altri contesti e situazioni:
2. Il disturbo interferisce in modo consistente con il raggiungimento
dei risultati scolastici o occupazionali e con la normale comunicazione
sociale;
3. Il disturbo dura da almeno 1 mese (ed, ovviamente, non deve essere il
primo mese di scuola).
4. Si può escludere che il bambino non parli per semplice mancanza di
conoscenza della lingua o di informazioni sulle cose che deve dire;
5. Il disturbo non è ricollegabile ad alcuna patologia legata ai
disturbi della comunicazione, (come ad esempio la balbuzie) o ad altri
disturbi psichiatrici, come schizofrenia o ritardo mentale.
Esistono forme di mutismo selettivo transitorie, molto frequenti, il cui
esordio si ha con l'ingresso nella scuola, o con il cambiamento di
classe, di amici ecc. In questo caso è più corretto riferire il disturbo
ad uno stato particolarmente ansioso del bambino.
I casi persistenti di mutismo selettivo invece, sono rari e colpiscono
meno dell'1% della popolazione, con una prevalenza del sesso femminile.
I bambini che soffrono di mutismo elettivo sono perfettamente in grado
di parlare e non hanno avuto in passato alcun disturbo del linguaggio:
essi non parlano solamente in determinati contesti sociali, oppure con
determinate persone.
All'inizio un comportamento del genere può essere scambiato per
timidezza, ma quando è particolarmente intenso e comincia a durare nel
tempo, occorre distinguere le due cose.
Nel mutismo selettivo, la paura dei bambini di parlare può essere
paragonata ad una fobia: quando provano ad utilizzare il linguaggio
verbale, essi sono presi da improvvise reazioni ansiose che somigliano
all'attacco di panico degli adulti. Il modo per proteggersi da queste
manifestazioni intense e incontrollabili di ansia è dunque questa
autoprovocata "paralisi" alla gola.
Una caratteristica frequente, associata al mutismo selettivo, è la
propensione ad occuparsi di attività manuali (disegno, lego,
giardinaggio, ecc.), che costituiscono a tutti gli effetti
un'alternativa alla comunicazione verbale. Il ricorso al linguaggio
corporeo può inoltre esprimersi nel movimento della testa, che
sostituisce le parole 'si' e 'no', l'additare le cose anziché nominarle
o il rimanere inespressivi o immobili, fino a che qualcun altro non
prende l'iniziativa di chiedere loro cosa vogliano o aspettino, o quale
sia il loro problema.
La causa di questa sindrome è ancora sconosciuta, anche se vi è sempre,
in primis, una predisposizione genetica all'ansia, oltre alla presenza
di esperienze traumatiche che possono aver spaventato il bambino. Molti
genitori osservano il fatto che i loro figli non hanno mai vissuto
'traumi' e la cosa, dal loro punto di vista, può essere vera. Non
dobbiamo però dimenticare che il bambino ha un modo diverso di giudicare
i fatti, date le scarse conoscenze ed esperienze di vita che ha, e che
dunque può rimanere traumatizzato anche da fatti considerati del tutto
'normali' e 'tranquilli' da una persona adulta.
Si diceva della predisposizione genetica: molti genitori, divenuti
adulti, dimenticano spesso di aver avuto loro stessi problemi di estrema
timidezza nell'infanzia, oppure non sanno che tali comportamenti erano
frequenti in altri familiari, come i loro genitori, i nonni, i fratelli
ecc.
L'età media della diagnosi di mutismo selettivo è tra i tre e gli otto
anni, ma in genere ci si accorge che qualcosa non va quando il bambino
entra per la prima volta nella scuola e, dopo un discreto periodo di
osservazione, ci si accorge dell'evidenza di un comportamento anomalo.
Per affrontare il problema occorre concentrarsi anzitutto sulle tecniche
di riduzione dell'ansia e sul miglioramento dell'autostima nel bambino.
Gli insegnanti invece dovrebbero usare delle tecniche comportamentali
per agevolare la conquista dell'autostima nel bambino, che è
evidentemente carente. Per la comunicazione, si può cominciare dalla
focalizzazione sui gesti, le espressioni facciali, i movimenti del
corpo, per poi procedere con il bisbiglio e il graduale aumento del tono
della voce. Un'altra modalità di comunicazione si può avere attraverso
il disegno, in cui il bambino può sentirsi veramente libero di esprimere
ciò che pensa e che prova.
Per i genitori che devono interagire con un bambino che presenta questo
disturbo, è consigliabile un loro coinvolgimento diretto, cercando di
essere ad un tempo stimolanti nei confronti del bambino, ma pazienti,
rispettosi, accoglienti nei suoi confronti.
E' possibile che l'adulto che ha a che fare con un caso di mutismo
selettivo possa sperimentare alti livelli di frustrazione ed anche di
rabbia nei confronti del bambino, specialmente quando questi
comportamenti tendono a persistere, malgrado le rassicurazioni date e
gli incoraggiamenti. Occorre essere consapevoli che la maggior parte di
questi bambini in realtà desidererebbe comunicare con gli altri, ma ne è
incapace. E' importante notare che questa modalità di comportamento
rappresenta per il bambino un modo per evitare l'ansia di parlare e, per
questo, forzare il bambino a parlare spesso non è di aiuto.
Quanto alla terapia, molto indicata è la terapia
cognitivo-comportamentale, che utilizza tecniche di desensibilizzazione,
per esporre il bambino alle sue paure in modo graduale e in un ambiente
protetto. La terapia cognitivo comportamentale lavora su due piani:
quello comportamentale, aiutando il bambino a cambiare suoi
comportamenti, e la parte cognitiva, che lo aiuta invece a cambiare i
propri pensieri. E' infatti abbastanza normale che un bambino ansioso
tenda ad esagerare determinate situazioni, a viverle con estrema paura e
a rimanerne traumatizzato. Aiutare il bambino ad acquisire una
prospettiva più realistica di quel genere di esperienze permette di
diminuire l'ansia e dunque anche le manifestazioni di mutismo.
Una metodologia efficace si è dimostrata quella di esporre il bambino a
situazioni sociali gradualmente più impegnative, oppure attraverso l'uso
di un registratore, per desensibilizzare il bambino al suono della
propria voce.
La terapia farmacologica prevede l'uso di sostanze come il Prozac o il
Paxil: i farmaci non devono essere demonizzati ma, specialmente nei
bambini, essi vanno usati con estrema cautela e solo se non vi sono
altre possibilità di cura.
Va detto che, in genere, la prognosi è favorevole: i bambini prima o poi
cominciano a parlare anche nelle situazioni sociali che in precedenza
temevano, ma è più che probabile che in età adulta avranno problemi di
depressione e di isolamento sociale, data la radicata introversione e la
tendenza a sviluppare fobie sociali.
(In realtà, per la prognosi di lungo termine non si è fatta,
purtroppo, molta ricerca e dunque non si sa al momento con certezza in
quale percentuale i bambini con diagnosi di mutismo selettivo possano
recuperare un sufficiente livello di adattamento sociale, con o senza
trattamenti specifici).
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Clinica della Timidezza - copyright - Ult. Agg. Ago 08
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